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NEWSLETTER del 29/10/2018

Carissime/i

Continua il mio impegno per fare chiarezza sul caso Mose: la settimana scorsa ho incontrato il Presidente dell'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), Raffaele Cantone per manifestargli la mia preoccupazione per la situazione di stallo in cui si trova l'opera, a partire dal blocco dei lavori e dalla situazione di paralisi del Consorzio Venezia Nuova, per non parlare della conflittualità tra Commissari e Provveditore alle Opere Pubbliche Linetti. Il Presidente ha ben chiare le varie questioni aperte ed è fortemente impegnato per individuare una soluzione. Nel corso del colloquio ho sottolineato la necessità di concludere i lavori, giunti ormai al 94 per cento, per i quali sono già stati spesi oltre 5,5 miliardi. E proprio quello delle risorse è uno dei temi da affrontare con più urgenza: come reso noto dal governo rispondendo l'estate scorsa ad una mia interpellanza urgente in aula, non c'è chiarezza sull'utilizzo dei fondi da parte del Consorzio, come ha evidenziato la relazione redatta al termine dell'indagine condotta dalla task force formata da esperti del Ministero, dell'ANAC e della Prefettura di Roma. Inoltre, secondo quanto riferito in Commissione alla Camera dal Provveditore Linetti, per completare il Mose mancherebbero interventi per 560 milioni che sarebbero già stanziati. Complessivamente, secondo il Provveditore, sarebbero disponibili addirittura 1 miliardo e 147 milioni, derivati dal recupero di residui generati dai finanziamenti Bei e Cdp. A fronte della disponibilità di queste risorse, il Consorzio non riesce però a liquidare la progettazione e i lavori svolti dalle aziende impegnate nei lavori. E il governo?
In questo contesto così critico il governo brilla per assenza e inerzia. Anche il presidente dell’ANAC è in attesa di risposte.
Senza un intervento deciso del governo diventerà impossibile chiarire il quadro, far ripartire i cantieri e concludere i lavori del Mose, un'opera che non avrei mai realizzato, ma che giunti a questo punto va terminata al più presto, e va individuato il soggetto che dovrà gestirla. Ma il Ministro alla Confusione Danilo Toninelli continua a non occuparsi né del Mose né dei problemi di Venezia. Il disinteresse del governo e della maggioranza gialloverde sul Dossier Venezia sta provocando gravi danni alla città, ai veneziani e all'intero Paese. Per questo motivo, qualche settimana fa, ho formalmente chiesto anche una visita a Venezia della Commissione Ambiente, di cui faccio parte.
ANAC
Il Decreto Genova è approdato in aula, dove si è subito arenato dopo poche ore di discussione e tanti rinvii per le osservazioni fatte dagli uffici della Ragioneria dello Stato sui costi e le coperture. Se ne riparla da oggi in aula sperando di riuscire a migliorarlo. Il decreto infatti è stato completamente riscritto rispetto alla versione originaria, ma resta lacunoso e soprattutto è un provvedimento omnibus, esattamente come accadeva nella Prima Repubblica. C’è dentro di tutto. Restano lo scandaloso condono edilizio tombale per Ischia e tante altre norme che non c’entrano nulla con il crollo del ponte Morandi.
Grazie alla battaglia del PD in Commissione è stato però recepito l’emendamento antimafia. Ovvero non ci saranno deroghe alle procedure vigenti. Il minimo per cercare di tenere alla larga la criminalità organizzata.
Ma non è tutto. Il giorno stesso della tragedia il Ministro alla Confusione Toninelli annunciava con un tweet che Autostrade pagherà tutto e gli verrà revocata la concessione. Poi però nel decreto è stato scritto esattamente il contrario. Il governo gialloverde dichiara colpevole per decreto la società autostradale, sostituendosi alla magistratura, con un atto giacobino, fuori dalla Costituzione, tale da far impallidire qualsiasi democrazia. Per poi stabilire che, non solo la società non scucirà un euro, in quanto il ponte lo pagherà lo Stato, ma percepirà i soldi per la fase di demolizione e rimozione delle macerie. Questo grazie a una manina che ha presentato un emendamento in tal senso, nel cuore della notte. Bisogna spiegare al M5S che non si governa con i tweet e nemmeno con i post, bensì con le leggi, dove hanno scritto il contrario di ciò che avevano annunciato. Ma non è una novità. Ci hanno ormai abituati.
La nostra battaglia per Genova, i genovesi e per il rispetto della legalità continuerà in aula.
Credo sia importante arrivare a una legge sull'Autonomia del Veneto, seguendo il percorso già avviato dal precedente governo.
La settimana scorsa è spuntata la bozza del decreto sull'Autonomia, nella parte relativa a Venezia. Leggendo il testo si capisce subito che il vero obiettivo è la costruzione di un centralismo Regionale. Altro che federalismo e responsabilizzazione degli Enti Locali. Il governo gialloverde, con un tratto di penna, vorrebbe espropriare il Comune e il Provveditorato alle Opere Pubbliche (ex Magistrato alle Acque), di qualsiasi competenza in tema di salvaguardia e gestione della laguna, costituendo una sorta di “dittatura” della Regione, a scapito del Comune di Venezia, della Città Metropolitana e dei Comuni di gronda. Tutte le competenze sulla laguna, sul Demanio marittimo e sulle nomine dell'Autorità Portuale sarebbero delegate alla Regione.
Da tempo penso sia necessaria una revisione della materia, partendo da una riforma della Legge Speciale per Venezia in senso più federalista, intendendo con questo, anzitutto una maggiore valorizzare del ruolo del Comune e degli Enti Locali. Non è perciò accettabile l'idea di “commissariare” la Città di Venezia e di espropriarla da qualsiasi funzione, anche dalla “sorveglianza sulla laguna” (come previsto dal punto F dell'articolo 31). Semmai per eliminare l'attuale frammentazione di competenze, va rilanciata l'ipotesi di affidarle alla Città Metropolitana, come previsto dalla legge 114/2014, limitatamente alla disciplina della navigazione, della manutenzione delle briccole e alla gestione degli approdi.
Anche nell'Authority per la gestione del Mose, prevista all'articolo 31 (comma j), l’amministrazione comunale dovrà necessariamente essere coinvolta. Va bene che siano Governo, Regione e Città Metropolitana, ma non è pensabile estromettere il Comune di Venezia da decisioni delicate che riguardano l'intera città.


panoramica venezia e laguna 2
Domenica si è concluso il Forum del PD a Milano, che segna di fatto l’inizio della fase congressuale, che si avvierà l’11 novembre con l’Assemblea Nazionale. Maurizio Martina ha chiuso la sua segreteria, portando come previsto il Partito alle Primarie, che si svolgeranno presumibilmente entro la metà di febbraio. Il Forum è stata l’occasione per evidenziare l’opportunità e la necessità di aprire un nuovo inizio per il Partito Democratico.
È intervenuto anche Massimo Cacciari, il cui contributo ha fornito un’analisi lucidissima sullo scenario internazionale e sull’importanza fondamentale delle prossime elezioni europee, che segneranno un vero e proprio spartiacque tra chi vuole sfasciare l’Europa, ovvero le forze populiste e sovraniste, e chi invece la vuole cambiare in modo radicale, come proposto da Cacciari, puntando a costruire una comunità politica/economica/sociale in grado di rispondere alle aspettative e a risolvere i problemi dei cittadini europei.
Parole che, come ha sottolineato Martina nelle sue conclusioni, “scolpiscono il manifesto del PD”.

> Guarda l'intervento di Massimo Cacciari

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Una mia intervista su Toniolo Ricerca, inserto de La Difesa del Popolo, sul Festival della Politica di settembre e sull'importanza delle iniziative culturali per leggere i cambiamenti della politica e della società

> Leggi la mia intervista

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