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Newsletter del 20/02/2019

Carissime/i
Mafia, affari e politica in Veneto: non è più solo un titolo, bensì il risultato dell'inchiesta della DDA di Venezia che ha portato 50 arresti tra cui il Sindaco di Eraclea. La conferma della presenza e del radicamento delle organizzazioni criminali in Veneto e nel Nordest.

L'ennesima dimostrazione di come mafia, camorra e 'ndrangheta siano infiltrate anche nel nostro territorio e operino in raccordo con imprenditori locali e professionisti nell'economia del territorio, portando avanti attività illecite come spaccio di droga, riciclaggio di denaro, scommesse online e infiltrazioni negli appalti pubblici, come hanno ricordato anche ieri il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho e Bruno Cherchi, Procuratore Distrettuale di Venezia.

Solo una settimana fa sempre un'inchiesta della DDA del Veneto ha portato a un blitz dei carabinieri nel veronese contro la 'ndrangheta, con il coinvolgimento di una famiglia calabrese, i Multari, residenti a Zimella (Vr) da oltre trent'anni, che portava avanti varie attività criminali tra cui estorsioni, minacce, tentata frode, riciclaggio.

Ieri invece nel mirino la camorra con un'operazione che ha visto impegnati oltre 300 uomini. Le accuse sono associazione a delinquere di stampo mafioso e camorristico e altri gravi reati, come riciclaggio, usura, estorsione, rapine, scommesse e subappalti.

Tra le cose più inquietanti l'accusa di voto di scambio che coinvolge il Sindaco di Eraclea Mirco Mestre, candidato nel 2016 da una coalizione di centrodestra, che ha vinto le elezioni sul candidato Giorgio Talon per soli 81 voti. Un sindaco eletto quindi con voti decisivi della mafia.

Il grande lavoro della Procura, e degli agenti di Guardia di Finanza e Polizia, impegnati nell'operazione, ha permesso inoltre il sequestro di beni per circa 10 milioni di euro, segno che le mafie al nord riescono a far girare ingenti somme di denaro. Un'inchiesta iniziata circa venti anni fa, che ha dimostrato la presenza di esponenti legati al clan camorristico dei Casalesi nel territorio, "una malavita organizzata e strutturata sul territorio attraverso imprese e società", ha affermato il Procuratore Nazionale Cafiero De Raho. I criminali infatti erano penetrati nell'economia, nel sistema bancario e nella società veneta, attraverso legami con professionisti, imprenditori, avvocati, commercialisti.

Un fenomeno ormai radicato, che va monitorato attentamente e sul quale bisogna continuare a tenere alta l'attenzione. Si rende perciò sempre più necessario e urgente l'impegno della Commissione Antimafia in Veneto e nel Nordest, iniziando con una missione della Commissione nel territorio per incontrare le autorità e approfondire il tema delle infiltrazioni criminali nella nostra Regione.
Ho già formalizzato l'invito al Presidente Morra la settimana scorsa, rinnoverò la richiesta, insieme alla disponibilità che mi hanno dimostrato il Prefetto di Venezia e il Capo della DDA di Venezia, ad incontrare la Commissione per affrontare il tema delle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio.

La politica deve occuparsi concretamente di questi problemi, bisogna continuare a promuovere la cultura della legalità in tutto il Paese, nella consapevolezza che il problema delle mafie coinvolge tutta l'Italia, da Nord a Sud.

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Una criminalità organizzata che non si manifesta quasi mai con atti violenti, ma penetrando nella vita economica e sociale del territorio.
Il recente rapporto della Direzione Investigativa Antimafia relativo ai primi sei mesi del 2018, ha messo in luce molti elementi preoccupanti, che vengono confermati dai fatti di cronaca di queste settimane.

In relazione al Veneto il dossier infatti mette in luce i legami tra imprenditoria, professionisti e malavita, attratta dalla ricchezza diffusa del territorio per riciclare e reinvestire capitali illeciti. Si evidenzia la presenza in Regione di soggetti legati alle grandi famiglie mafiose, camorristiche e della 'ndrangheta del Sud, che portano avanti attività criminali molto intense e sempre più radicate.
I dati dei reati non lasciano effettivamente dubbi: 192 estorsioni; 176 casi di riciclaggio, 31 casi di impiego di beni e denaro di provenienza illecita, 29 incendi dolosi, 8 casi di usura.

Se sommiamo questi dati a quelli raccolti da Libera, l'associazione nomi e numeri contro le mafie, e da Legambiente, il quadro desta sempre più preoccupazione, poiché oltre a riciclaggio ed estorsioni, uno dei grandi investimenti delle mafie sul territorio è lo spaccio di droga, eroina in particolare e traffico illecito di rifiuti. La nostra Regione conta il maggior numero di reati ambientali (872), 1.267 persone denunciate e arrestate e 318 sequestri (dati rapporto Ecomafie 2018 di Legambiente). E sempre dati di Legambiente ci confermano che il Veneto è la Regione in cui sono stati riscontrati più casi di corruzione ambientale, con 15 inchieste dal 2010 al 2018, 116 persone arrestate o 275 denunciate all'autorità giudiziaria.

Davanti a questi numeri è necessario intervenire rapidamente, bisogna lavorare sul territorio con i cittadini, le associazioni, le categorie economiche per confrontarsi su proposte progettuali e concrete per trovare nuovi strumenti di lotta alla mafia, alla criminalità organizzata, alla corruzione.
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Un altro aspetto messo in luce dal rapporto è un fenomeno molto radicato, quello delle baby gang, dei ragazzini che vivono in zone a rischio sociale e diventano facili prede della criminalità organizzata. Nel mondo criminale si stanno infatti facendo largo veri e propri “baby boss”, giovanissimi violenti e pronti a tutto, che si rafforzano anche attraverso i social network. Le organizzazioni criminali non si fanno scrupoli ad impiegare ragazzi, e in alcuni casi anche bambini, per attività di spaccio, minacce e aggressioni.
Un tema messo in luce anche dal film “La paranza dei bambini”, di Claudio Giovannesi tratto dal romanzo di Roberto Saviano, che firma anche la sceneggiatura, premiato con l'Orso d'Argento per la migliore sceneggiatura al Festival di Berlino.

Una deriva socio-criminale che non va assolutamente sottovalutata, ma che va invece affrontata con politiche mirate, creando le condizioni sociali, educative e culturali a sostegno dei ragazzi e delle loro famiglie, con progetti di inclusione, assistenza e formazione.
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Nel corso dei lavori alla Camera della settimana scorsa, ho presentato un question time in Commissione Ambiente sul Vallone Moranzani. Il Ministero dell'Ambiente con il Sottosegretario Salvatore Micillo ha replicato alla mia interrogazione a risposta immediata in Commissione (QUI), dimostrando ancora una volta disinteresse per il futuro della città, con un palleggiamento di responsabilità tra governo e Regione per la realizzazione del grande parco urbano tra Marghera e Malcontenta.

L'interramento dell'elettrodotto Dolo-Camin da parte di Terna, che ha firmato lo scorso 21 gennaio un accordo con la Regione, porterà un investimento di 420 milioni, era atteso da anni ed è la condizione per avviare il progetto di rigenerazione urbana, ambientale ed economica del Vallone Moranzani. Il governo rimpalla le responsabilità alla Regione cui compete, in base all'accordo di programma, l'individuazione delle risorse per la realizzazione del parco urbano Moranzani. Anche la Regione, secondo notizie di stampa, conferma lo stallo.

Bisogna convocare subito un tavolo istituzionale con tutti i soggetti interessati al progetto, realizzato una decina di anni fa coinvolgendo non solo tutte le istituzioni, ma frutto di un percorso partecipato con i cittadini di Marghera.

Un progetto innovativo, come è noto la zona in questione è zona di discariche di rifiuti industriali oggi dismessi, pesantemente degradata e il progetto prevedeva la realizzazione di circa 200 ettari di parco urbano allocando su una collina sedimenti e fanghi pericolosi, resi stabili e non reattivi, realizzando una fascia verde per separare la zona industriale di Porto Marghera dai centri abitati.

È necessario rilanciare l'iniziativa in tutte le sedi per far rinascere il progetto del parco del Vallone Moranzani, che rappresenta un atto di risarcimento nei confronti di un città così pesantemente penalizzata da uno sviluppo industriale scriteriato nel corso del Novecento.

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