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MOSE, CANTIERI FERMI: IL GOVERNO PRENDE TEMPO, MA IL MIO IMPEGNO CONTINUA

Venerdì è stata discussa in aula la mia interpellanza urgente e per la prima volta il governo Salvini - Di Maio è stato costretto a pronunciare la parola "Mose". Ma senza rispondere nel merito ai miei quesiti: quando ripartiranno i cantieri, bloccati da un anno? Quando finiranno i lavori del Mose?
Mentre le opere già realizzate si deteriorano per assenza di manutenzione, il governo prende tempo: devono leggere le carte, informarsi. Il Consorzio è però commissariato dal Ministero e dall'ANAC già da quattro anni.
Grazie alla mia interpellanza il governo ha però finalmente reso noto l'esito dell'indagine condotta dalla task force di esperti del Ministero, dell'ANAC e della Prefettura di Roma, nata per dirimere il nodo dei finanziamenti. Dalla relazione, oltre a tutte le criticità evidenziate nell'interpellanza, emerge anche un utilizzo improprio delle risorse che ha indotto il Ministero delle Infrastrutture a rivolgersi alla Corte dei Conti e all'ANAC. Il Consorzio Venezia Nuova avrebbe impropriamente utilizzato risorse destinate all'avanzamento dei lavori per coprire debiti pregressi. Ben vengano altre verifiche, purché il ricorso alla magistratura contabile e all’autorità anticorruzione non diventi un pretesto per tenere i cantieri in fase di stallo. Per quanto mi riguarda non avrei mai realizzato un’opera così invasiva in un ambiente fragile come quello della laguna. Ma giunti a questo punto di avanzamento dei lavori, bisogna pensare a chiudere i cantieri e fare in modo che il Mose funzioni.
Il governo ha confermato che l'avanzamento dei lavori è al 93% e che le risorse per concludere l'opera sono già tutte interamente finanziate. Il Sottosegretario Michele Dell'Orco (M5S) nella sua relazione conferma l'intenzione di concludere i lavori.
Ma, come dicevo, nessuna indicazione su come il Ministero intende procedere per sbloccare i cantieri. Come in tante altre questioni, si rimanda il problema a verifiche ulteriori, senza assumersi impegni precisi e senza fornire certezze.
Ora il mio impegno in Parlamento continua: mercoledì pomeriggio è previsto il seguito dell’audizione del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, al quale ho fatto pervenire alcune domande sulla nostra città, alle quali mi auguro risponda.
E giovedì è prevista l'audizione, sempre in Commissione, dei Commissari del Mose, dove proseguiremo il confronto.

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REGOLAMENTO SUI BENI COMUNI PER VENEZIA: L’AUDIZIONE CON PASQUALE BONASORA

150 comuni italiani, tra cui Milano e Bologna, hanno già adottato un regolamento sui Beni Comuni: una strada che mi auguro seguirà a breve anche Venezia. Lunedì scorso, nell’ambito della discussione della mia proposta di regolamento comunale sui Beni Comuni, è stato fatto un importante passo avanti.
Ringrazio Pasquale Bonasora del direttivo di Labsus per aver accettato l’invito ad intervenire lunedì 16 luglio in VII commissione, e per averci aiutato a sciogliere alcuni dubbi tecnici. Labsus è un'associazione di giuristi ed è il punto di riferimento nazionale in tema di promozione della sussidiarietà e regolamentazione dei beni comuni.
Credo fermamente che questo sia un tema strategico per la nostra città, al fine di rigenerare il patrimonio pubblico in degrado e in abbandono: oggi le buone proposte "dal basso" per la valorizzazione di questo patrimonio si moltiplicano (dall’area verde all’isola della Certosa, fino a Monteverdi, ex Edison... gli esempi sono tantissimi) e in gioco c’è la possibilità di restituire alla città parte del suo patrimonio pubblico in disuso, costruendo un nuovo rapporto tra cittadini e amministrazione. Ma lavorare su una nuova sinergia tra Comune e cittadini significa anche offrire risposte concrete sul fronte della sicurezza: gli spazi pubblici abbandonati alimentano degrado e criminalità, e solo quando li facciamo rivivere inneschiamo una rigenerazione che è non solo urbanistica, ma anche sociale.
Il percorso di discussione procede e sono fiducioso che si arriverà a una conclusione positiva.
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CONSUMO DI SUOLO ZERO: UNA PRIORITÀ PER IL VENETO

Il nuovo studio dell’ISPRA diffuso nei giorni scorsi presenta dati a dir poco allarmanti per la nostra regione: il Veneto continua a consumare il proprio territorio, con un trend su base annuale che è oltre il doppio della media nazionale. Si tratta dell'ennesimo segnale di una inadeguatezza profonda del governo regionale nel comprendere e nel gestire un tema strategico, che non solo tocca fondamentali tematiche ambientali, ma mette in gioco l'intero modello di sviluppo della nostra regione.
Non c’è più tempo. Il Veneto deve riuscire a emanciparsi da un’idea complessiva di sviluppo basata sul consumo vorace di una risorsa non rinnovabile come il territorio, mettendo uno stop a quel modello insediativo di "città diffusa" che rende le nostre province sempre meno attrattive, sempre più congestionate e sempre più inquinate.
Bisogna rendersi conto che il protrarsi di pratiche e concezioni novecentesche ci sta facendo perdere, fra l'altro, opportunità economiche decisive.
Intraprendere realmente una strategia che ci permetta di raggiungere il "consumo di suolo zero” entro il 2050, come indicato dall’Unione Europea, significa mettere in campo politiche per il recupero del patrimonio edilizio esistente, e dunque creare un volano importante per il settore edile e della green economy, come dimostrato anche dagli studi della Fondazione Pellicani sulla rottamazione edilizia. Ma significa anche rafforzare le polarità urbane, in un contesto che vede la competizione tra città come tratto sempre più rilevante dello scenario economico internazionale. Per non parlare del tema della mobilità pubblica su rotaia e su gomma, in Veneto sempre deficitaria anche a causa del modello “città diffusa”.
A fine giugno, il comune di Venezia ha approvato la mia mozione "Consumo di suolo zero e costruire sul costruito" alle linee programmatiche 2015-2020. Un segnale importante, ma bisogna essere coerenti. Penso agli alberghi in costruzione in zona stazione, ma soprattutto alla colata di 2 milioni metri cubi di cemento prevista da Save tra Tessera e Quarto d’Altino. E deve essere conseguente anche la Regione, che contrasta il consumo di suolo solo a parole.
È già tardi e non possiamo permetterci di rimanere un fanalino di coda nello scenario italiano ed europeo.
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