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Newsletter del 13/03/2019

Carissime/i
L'8 marzo, festa della donna, ho visitato il carcere femminile della Giudecca per porre l'attenzione su una realtà troppo spesso dimenticata. Lo stesso avevo fatto il giorno di Natale al carcere maschile, perché ritengo che il problema della vita all'interno delle carceri, che riguarda sia i detenuti sia il personale penitenziario, non possa essere sempre trascurato e sia una delle priorità tra i problemi di Venezia.

Il carcere della Giudecca è una delle uniche tre strutture in Italia esclusivamente femminili, ed è l'unica casa di reclusione del Triveneto, destinata cioè ad ospitare condannate con pene lunghe. Attualmente vi sono 88 detenute. Nel carcere è presente anche un Icam (Istituto a Custodia Attenuata per Madri detenute), uno dei pochi in Italia, che accoglie 7 bambini di età compresa tra 6 mesi e 5 anni.

Ho avuto modo di fare una visita molto approfondita, trovando la massima collaborazione dalla Direttrice, e ho trovato una realtà molto vivace, dove si svolgono molteplici attività lavorative come la lavanderia, la cucina, è presente un laboratorio di cosmetica con una linea di prodotti per la cura personale molto ricca, e un orto che produce frutta e verdura biologiche certificate, che vengono vendute all'esterno.

Sono però necessari interventi di ristrutturazione, ed è urgente la dotazione di un sistema di videosorveglianza, di cui la struttura è sprovvista. Del resto si tratta di carenze emerse anche nella recente ispezione di una Commissione incaricata dal Ministero della Giustizia. Inoltre ci sono in servizio circa 100 agenti, che però hanno a disposizione scarsi spazi di alloggio, nella caserma all'interno del carcere sono addirittura in cinque per stanza. C'è la necessità che la città si mobiliti per recuperare una trentina di alloggi per il personale in servizio.

Anche l'Icam della Giudecca, nonostante assomigli più ad un asilo che a una prigione, rappresenta pur sempre una limitazione della libertà per i bambini. Abbiamo una responsabilità nei confronti dei bambini costretti a crescere da reclusi, che in tutta Italia sono un sessantina. Per tutti loro sarebbe necessario un altro istituto previsto dalla legge del 2011, quello della case famiglia protette, almeno nei casi delle detenute, condannate a reati non gravissimi, per tutelare non solo il diritto delle donne alla maternità, ma per fare in modo che i bambini non si trovino a scontare pene per colpe che non sono loro. Bisogna creare subito un Osservatorio per monitorare i percorsi educativi e formativi di questi bambini, vanno individuati strumenti normativi e misure idonee a assicurare loro una vita normale.

Recentemente il carcere è stato al centro di polemiche, in seguito alla vicenda dell'agente penitenziario Maria Teresa “Sissy” Trovato Mazza, deceduta dopo due anni di coma, per essere stata raggiunta da un colpo di pistola mentre si trovava in servizio. Un caso su cui va fatta la massima chiarezza, ma non si può mettere a rischio un progetto di recupero, un'esperienza pilota in Italia, che va certamente nella direzione prevista dall'articolo 27 della Costituzione, che prevede la funzione rieducativa della pena.

Dei diversi problemi del carcere della Giudecca, e di quelli già individuati in precedenza nel corso della mia visita di qualche mese fa al carcere maschile, presenterò un'interrogazione al Ministro della Giustizia.

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Un altro blitz contro la criminalità organizzata in Veneto. Carabinieri e Guardia di Finanza hanno eseguito un'operazione in diverse province (in particolare Padova, ma anche Treviso, Vicenza e Venezia) e in altre Regioni. Un segno inquietante di come le mafie siano presenti nel Nordest e di come sia necessaria un'azione di repressione, ma anche di prevenzione nel territorio.

Da tempo, in seguito alle operazioni delle scorse settimane sulla presenza della 'ndrangheta nel veronese e della camorra sul litorale veneziano, chiedo che la Commissione Antimafia si rechi in Veneto per verificare la situazione e dare un segnale forte della presenza massiccia dello Stato, contro i mafiosi, per tornare a rivendicare il valore della legalità e contrastare con forza questi fenomeni.

I miei complimenti vanno ovviamente alla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia, al Comando Provinciale dei Carabinieri di Padova e alla Guardia di Finanza di Venezia per il grande lavoro fatto, con trentatré ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti al clan 'ndranghetista dei Grandi Aracri, originario di Cutro, in Calabria. Eseguiti anche sequestri per oltre 20 milioni di euro. Le accuse sono associazione per delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, estorsione, false fatturazioni, usura e aggressioni violente. A dimostrazione che la criminalità organizzata è molto ben infiltrata nel tessuto economico del nostro territorio, con legami profondi con imprenditori e professionisti locali, come ha dimostrato questa ultima inchiesta, e si tratta di un fenomeno che non deve essere assolutamente sottovalutato.

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La settimana scorsa alla Camera sono stati approvati due provvedimenti di giustizia molto controversi: la riforma della legittima difesa e quella dell'articolo 416 ter del codice penale, in materia di voto di scambio politico mafioso.

La riforma della legittima difesa, voluta fortemente da Lega e Forza Italia e votata anche dal Movimento 5 Stelle, dopo che per anni ha predicato contro l'uso e la diffusione delle armi. Ma hanno ubbidito compatti al Capitano Salvini.
Un provvedimento pericoloso, cui il PD si è fermamente opposto in aula, che scardina il principio della proporzione tra difesa e offesa, facilita la diffusione delle armi per protezione personale e inganna i cittadini facendo credere loro di potersi fare giustizia da soli senza conseguenze.
L'altro provvedimento è quello sul voto di scambio, con il governo che per l'ennesima volta demolisce le norme antimafia approvate nella scorsa legislatura, come era successo con la riforma del Codice Antimafia e dei Beni confiscati, che rischia di permettere ai mafiosi di rientrare in possesso dei beni sequestrati attraverso prestanome. Con il provvedimento votato in aula si rischia solo di aumentare l'ambiguità e l'incertezza nella definizione del voto di scambio, poiché non solo si amplia la discrezionalità di chi deve decidere, ma diventa molto più complesso dimostrare che chi accetta la promessa dei voti abbia la consapevolezza di trattare con un condannato per mafia. Si rischia così di favorire le organizzazioni criminali.
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Sempre in tema di organizzazioni criminali, la settimana scorsa si è svolto a Venezia l'incontro dei familiari delle vittime delle mafie, organizzato da Libera, in vista della manifestazione nazionale del 21 marzo a Padova. Uno dei momenti più toccanti è stata la veglia in ricordo delle vittime innocenti nella Basilica di San Marco, con la lettura dei nomi di oltre mille persone uccise, un elenco che non finisce mai, ma è necessario pronunciarlo ad alta voce per non dimenticare. Accanto alla rabbia, all'amarezza e alla tristezza, nessuna rassegnazione.

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In città questo weekend si sono svolte due importanti manifestazione: una all'Aeroporto Marco Polo a Tessera per dire NO al taglio indiscriminato degli alberi per far posto ad altri parcheggi. Le istituzioni Comune, Città Metropolitana, Regione e Governo devono intervenire e vigilare per salvaguardare il territorio e la salute dei cittadini, contro Save che porta avanti solo la politica dei profitti, senza preoccuparsi della riqualificazione dell'ambiente circostante l'aeroporto.

Un'altra manifestazione invece si è snodata per le strade di Mestre, facendo tappa nei, purtroppo tanti, “buchi neri” della città. Luoghi lasciati al degrado e al decadimento, come ad esempio l'ex emeroteca, l'ex Umberto I, l'ex Cinema Excelsior e l'ex De Amicis, solo per citarne alcuni. È necessario avviare un'importante opera di rigenerazione urbana per la città, per restituire questi spazi ai cittadini per farli rivivere, rendendoli anche più sicuri.
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