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Newsletter del 27/03/2019

Carissime/i
Soppressione del treno no stop Venezia-Roma. Siamo alle comiche: il Governo nega la cancellazione.
Il sottosegretario alle infrastrutture Edoardo Rixi rispondendo in commissione trasporti alla mia interrogazione, ha negato la cancellazione del treno diretto Venezia-Roma delle 6.06. Siamo alla negazione della realtà. Trenitalia infatti dal 9 dicembre 2018 ha tagliato il treno che partiva alle 6.06 dalla stazione di Venezia Santa Lucia per arrivare a Roma Termini alle 9.30, fermando solamente a Padova. E ha contestualmente eliminato il treno Frecciarossa con partenza alle 17.30 da Roma per Venezia, declassandolo a Frecciargento, con fermate a Firenze e Bologna. Questa decisione aveva provocato la protesta da parte degli utenti del Veneto, in modo trasversale dei partiti e dello stesso Governatore Zaia.
Oggi il governo allo schiaffo ai Veneti ha aggiunto la presa in giro, negando che Trenitalia abbia compiuto alcuna cancellazione, bensì “solamente di aver rimodulato l'offerta”. Con la motivazione “in quanto la versione no stop non aveva in carico i passeggeri sufficienti per sostenere i costi". Peccato che il treno fosse sempre pieno di “pendolari con Roma”: imprenditori, pubblici funzionari, rappresentanti di categorie economiche, professionisti. Sarà ora interessante verificare con un accesso agli atti il carico di passeggeri degli altri treni Frecciarossa delle varie tratte e nelle varie fasce orarie.
Rixi ha negato anche la necessità di progettare e realizzare l'alta velocità anche nel tratto Padova-Bologna, che provoca un notevole rallentamento nel collegamento tra Venezia e Roma, quando invece tutte le altre principali città capoluogo di Regione del Paese possono contare su un servizio diretto ad alta velocità garantito da Trenitalia a partire da Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Torino.
Il Governo ancora una volta declassa il Veneto e poi parla di Autonomia.

> Leggi la mia interrogazione
> Guarda la risposta del Sottosegretario
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Migliaia di persone. Tantissimi giovani. Un corteo colorato ha invaso le strade di Padova il 21 marzo per dire NO alle mafie. Una giornata di partecipazione meravigliosa al fianco di Don Luigi Ciotti. In più di 50mila provenienti da tutta Italia hanno partecipato alla manifestazione organizzata da Libera e Avviso Pubblico nella Giornata della Memoria e dell'Impegno che ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie.
Un segnale forte dal Nordest, in cui le recenti inchieste della magistratura hanno dimostrato il forte radicamento della criminalità organizzata, camorra e 'ndrangheta in particolare, nell'economia, nella politica e nella società del territorio, con oltre cento arresti e il primo Comune della Regione, Eraclea, commissariato per voto di scambio.
Il silenzio fa il gioco delle mafie
, il corteo è stata la miglior risposta a chi si ostina a negare la presenza delle cosche anche nel nostro territorio
Bisogna tenere alta la memoria delle vittime, è necessario continuare a porre l'attenzione sui fenomeni criminali, discuterne e sensibilizzare istituzioni, categorie economiche, organizzazioni sindacali e cittadini alla cultura della legalità.
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Nel Paese tira una brutta aria, ma non possiamo permettere vengano esposti manifesti come quelli affissi a Mestre. Il fascismo è stato protagonista della pagina più buia del secolo scorso, non solo va condannato, ma l'apologia del fascismo è un reato. Come Consiglieri PD del Comune abbiamo presentato una mozione per rimuovere subito i manifesti e per ribadire che Venezia è una città antifascista.

> Leggi la mozione
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100 ANNI FASCISTI
Arrivano davvero brutti segnali per la sanità: la Regione ha declassato l'Ospedale Civile di Venezia a “ospedale di base", la più bassa di quelle previste, un fatto gravissimo, la prova che di come la Regione non intenda riconoscere la specialità di Venezia, come del resto ha già fatto intendere nella bozza della Legge sull'Autonomia. Una decisione che denota la mancanza di una strategia sanitaria, che punta solo a tagliare senza indicare alcuna prospettiva. Scelte che avranno ripercussioni gravissime sulla vita dei cittadini veneziani.
La nostra Regione resta l'unica in Italia con un deficit di 1300 medici su una pianta organica di 8mila dipendenti. Alla luce delle schede presentate è chiaro che la Regione non ha alcun progetto di rilancio della sanità veneta.
Una situazione insostenibile sulla quale devono intervenire il Governo e la Regione al più presto.
Particolarmente preoccupante la situazione dell'Ospedale Civile: per il quale all'orizzonte c'è la prospettiva di un ulteriore taglio dei finanziamenti e dei servizi. Evidentemente la Regione punta alla smobilitazione generale della struttura sanitaria.
Avanti di questo passo l'Ospedale di Venezia sarà ridotto a un semplice pronto soccorso. Non possiamo consentirlo.
Vi invito perciò a intervenire numerosi alla mobilitazione di domenica 31 marzo alle 11.00 davanti a SS. Giovanni e Paolo, per una manifestazione che deve coinvolgere l'intera città, a prescindere dalle appartenenze politiche.
Mi farò promotore di tutte le iniziative istituzionali necessarie a Venezia e a Roma per cercare di correggere una scelta scriteriata che va nella direzione di impoverire ulteriormente la struttura dei servizi della città di Venezia.
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Beni Comuni: è finalmente ripreso in VII Commissione Consiliare (Patrimonio) l'esame della proposta di Regolamento per i Beni Comuni da me presentata, frutto della collaborazione con Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà e degli uffici comunali.
Il Regolamento è uno strumento innovativo per il governo delle città, che consente di avviare un rapporto virtuoso tra amministrazione e cittadini, ponendo dei criteri e delle regole per rivitalizzare aree strategiche e riavvicinare le persone alla vita pubblica.
Nel corso della Commissione è iniziato l'esame dei singoli articoli. Siamo giunti già quasi a metà del lavoro, sono molto soddisfatto per il clima collaborativo dimostrato da tutti i consiglieri, confido che a breve il Regolamento possa arrivare all'attenzione del Consiglio Comunale per l'approvazione.
In tutta Italia sono ormai oltre 180 i Comuni che hanno approvato un Regolamento sui Beni Comuni, soprattutto sulla spinta dei cittadini, che chiedono di utilizzare, gestire e prendersi cura di spazi pubblici abbandonati e in disuso, per farli tornare a vivere e renderli più sicuri, avviando percorsi di rigenerazione urbana.

> Leggi la mia proposta di Regolamento
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La scorsa settimana alla Camera il Governo ha posto l'ennesima fiducia sul cosiddetto “Decretone” per Reddito di Cittadinanza e Quota100, cui ovviamente ho votato NO.
Il Reddito di Cittadinanza, nonostante gli annunci dal balcone di qualche mese fa, non contrasta la povertà, servono vere politiche attive per il lavoro. I dati ci dicono che in un anno le domande di disoccupazione sono cresciute del 13,4%, M5S e Lega non sono in grado di dare risposte concrete all’emergenza lavoro.
Quota100, che costerà in 3 anni ben 21 miliardi, non abolisce la Legge Fornero, come vuole farci credere Salvini, ma penalizza i lavoratori che hanno fatto lavori gravosi e usuranti, le donne e peserà fortemente sui giovani, per i quali non è previsto nessun intervento in prospettiva futura.
L'esecutivo gialloverde fa solo propaganda, non mantiene le promesse e si dimostra ogni giorno di più inadeguato a governare il Paese.
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25 anni fa a Mogadiscio in Somalia venivano uccisi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. È molto importante ricordare e impegnarsi per fare luce su questa pagina così oscura sulla quale pesano come un macigno troppi depistaggi e troppi interrogativi ancora aperti. Un interessante convegno alla Camera dal titolo “Noi non archiviamo. Il giornalismo di inchiesta per la verità e la giustizia”, ha portato diverse testimonianze su questa vicenda.
L’informazione, il giornalismo d’inchiesta sono il cuore di una democrazia che altrimenti vive al buio, senza sapere. Ci sono momenti in cui i giornalisti sono mal sopportati, danno fastidio perché cercano la verità. Quello che stiamo vivendo pare essere uno di questi momenti, in cui la libertà e la pluralità dell'informazione sembrano essere un orpello. Eppure ci sono giornalisti che muoiono quasi quotidianamente in giro per il mondo per svolgere il proprio lavoro. Ci sono giornalisti nel nostro Paese costretti a vivere sotto scorta perché minacciati dalle mafie.
Eppure continuano i tagli all'informazione. Ogni taglio all’informazione è un bavaglio all’informazione. Le querele milionarie contro i giornalisti che indagano contro le mafie, sono querele-bavaglio.
La democrazia si preserva anche difendendo il giornalismo di inchiesta, la libertà e la pluralità dell'informazione.
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