Nicola Pellicani Newsletter

NEWSLETTER del 05/07/2019

Carissime/i
Sono davvero felice dell'elezione di David Sassoli alla presidenza del Parlamento europeo.
Una figura prestigiosa, che farà il bene dell'Europa e dell'Italia e conferma il ruolo del Partito Democratico in ambito comunitario, nonché la stima e il rispetto cui godono gli esponenti del PD nell'assemblea di Strasburgo. David è partito con il piede giusto. Nel discorso di insediamento ha dimostrato subito di voler affrontare il merito dei problemi. Non sarà di sicuro un Presidente di mera rappresentanza. Ha fatto bene ad annunciare fin dall'inizio che intende impegnarsi a fondo per la modifica del Trattato di Dublino. Vale a dire avviare da subito una politica seria e concreta sull'immigrazione, facendo si che chi arriva in Italia, dal mare o dai confini di terra, arriva in Europa.

Nel pacchetto di nomine europee un esponente del PD ha avuto quindi un incarico di primissimo piano, sfatando così la leggenda metropolitana secondo cui il governo gialloverde avrebbe spazzato via i pilastri dell'Europa comunitaria.
Le cose sono andate diversamente, a restare all'asciutto sono stati i partiti di governo.
Semmai è stato davvero brutto lo spettacolo offerto dagli europarlamentari italiani degli altri gruppi, che non hanno sostenuto la candidatura di Sassoli.
Dov'è finito lo slogan salviniano “prima gli italiani”? Il Ministro dell'Interno inizia a vacillare. Prima ha dovuto incassare il colpo sulla SeaWatch, quindi sulla composizione della squadra europea.

Temo che il governo gialloverde sarà costretto a rimpiangere i tempi di Juncker e Moscovici, in quanto ai vertici dell'Europa è finita una coppia formata da Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, due donne di alto profilo, ma interpreti della politica del rigore.
Il governo italiano non ha toccato palla in questa trattativa, confermando l'isolamento dell'Italia in Europa.

La bocciatura di Timmermans ha lasciato l'amaro in bocca al PD e a tutto il PSE, ma l'elezione di un socialista tradizionale amico dell'Italia, che è sempre stato aperto sul terreno della flessibilità della politica economica, sarebbe stata più utile al nostro Paese. Ma il governo italiano, assieme al gruppo di Visegrad, gli ha sbarrato la strada. Un perfetto harakiri politico da parte della coppia di “statisti” Salvini-Di Maio.
sassoli

Ancora una volta il governo dimostra scarso interesse per Venezia. I cittadini devono saperlo.
Oggi in aula alla Camera il governo ha risposto a una mia interpellanza urgente sul Marco Polo di Venezia, sul tema degli interventi per realizzare nuovi parcheggi nel sedime aeroportuale, in sfregio a qualsiasi regola.
Un'opera che sta avvenendo senza alcun rispetto per l'ambiente. In ballo c'è l'abbattimento di oltre 1.200 tra alberi e piante messe a dimora nell'area dell'ex vivaio Benetazzo, parte del sedime aeroportuale.
In base al Masterplan la realizzazione dei nuovi stalli avrebbe dovuto essere preceduta da interventi di mitigazione ambientale. Ma come ben sanno i cittadini, ciò non sta avvenendo.
La cosa più incredibile è che governo e ENAC avallano tutte le decisioni di Save, quando dovrebbero invece farsi carico di favorire un dialogo con il territorio, soprattutto sui temi ambientali, che riguardano anzitutto l'inquinamento atmosferico e acustico. E' l’ipocrisia di chi sul territorio, come la maggioranza gialloverde, fa finta di preoccuparsi dell’ambiente e poi al Governo asseconda misure così sciagurate.

L'interpellanza di oggi rappresenta solo l'ennesimo capitolo di una storia ventennale costellata da una contrapposizione permanente tra Save e il territorio. L'aeroporto rappresenta un'infrastruttura troppo importante per la Città Metropolitana e l'intero quadrante del Nordest per essere gestita in un clima di contrapposizione con la cittadinanza. Stiamo parlando di un aeroporto che agisce in un ambiente dove vivono, nel raggio di tre/quattro chilometri, oltre 30mila persone e vive in un contesto delicatissimo, che comprende la laguna e la città antica.

Rispondendo alla mia interpellanza governo e ENAC infatti hanno sostanzialmente dato il placet al taglio di alberi e piante; avallano inoltre la gestione in regime di monopolio dei parcheggi dell'aeroporto da parte di Save, contraddicendo le raccomandazioni che lo stesso Ente Nazionale per l'Aviazione Civile ha fatto attraverso alcune circolari.
Infine avallano Save anche circa la questione dell'istituzione di Zone a Traffico Controllato (ZTC) all'interno dell'aeroporto. È chiaro che si tratta di forzature nell'interpretazione della legge, in quanto la norma prevede l'istituzione di corsie ad accesso limitato per razionalizzare il traffico e per motivi di sicurezza. Mentre la ZTC è stata estesa a tutto il sedime aeroportuale del Marco Polo.
> Leggi la mia interpellanza urgente
> Vedi la risposta del governo
> Guarda i video della discussione in Aula
aeroporto marco polo
Grandi Navi: il 30 giugno, com'era prevedibile, è passato senza che il Ministro alla Confusione Toninelli abbia presentato alcuna proposta per allontanare il transito delle Grandi Navi dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca.
Però trova il tempo di annunciare su Facebook che vi saranno “prestissimo novità”. Ma quando, Signor Ministro? Venezia aspetta da un anno che questo governo faccia qualcosa per risolvere i problemi della città.
Toninelli dovrebbe almeno avere il buon gusto di tacere, invece attacca l'Unesco che, riunito a Baku in Azerbaijan, ha valutato positivamente l'ipotesi di traslocare le Grandi Navi a Marghera.
Il Ministro insiste nel dire che non trova i documenti al Ministero, se al MIT li hanno persi può chiedere copia al Comune o direttamente all'Unesco. È dal 2017 che il Comitatone, l'organismo previsto dalla Legge Speciale per Venezia e che lui non convoca mai, per paura di confrontarsi con la città, ha individuato in Marghera un possibile approdo per le Grandi Navi. Solo Toninelli si ostina a non voler esaminare tali studi che, tra le altre cose, hanno anche valutato il rischio industriale, visto che il Ministro continua a seminare il panico su questo fronte.
Entra nel dibattito anche il Ministro Bonisoli, il quale in gennaio ha posto un vincolo culturale al Bacino di San Marco, al Canale della Giudecca e al Canal Grande e ora chiede un tavolo tecnico per stabilire i parametri sulla circolazione dei natanti. Chissà, magari sta pensando di fermare i vaporetti! Intanto, l'unica cosa certa, è che di fronte all'incompetenza e inadeguatezza del governo le Grandi Navi continuano a transitare come sempre.
> Leggi la rassegna stampa
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Un altro incidente gravissimo e purtroppo mortale in laguna, nel quale ha ha perso la vita una bambina di soli 12 anni. Questo è solo l'ultimo di una serie di incidenti, che in dieci mesi hanno fatto sei vittime, un numero impressionante. Solo qualche settimana fa un altro incidente che aveva provocato 4 feriti.
La situazione in Laguna è questa e non è più tollerabile. Vanno adottate misure urgenti, servono nuove regole per disciplinare il traffico, limitare il moto ondoso, aumentare i controlli e rendere più sicura la navigazione in laguna.
In un anno in più occasioni abbiamo chiesto al ministro Toninelli di attivarsi sulle condizioni di sicurezza della navigazione in laguna, ma non vi è mai stata risposta.
Per questo ho presentato una interrogazione urgente al Ministro, per sapere quali iniziative intenda assumere da subito per affrontare questa gravissima criticità. Ho scritto inoltre al Prefetto Zappalorto, perché convochi una riunione coinvolgendo tutti i soggetti a vario titolo interessati, per affrontare concretamente la questione della sicurezza della navigazione.
Dobbiamo fermare le stragi in laguna, basta vittime.

> Leggi la rassegna stampa
> La mia interrogazione
> La lettera al Prefetto Zappalorto
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Il Comune di Venezia e tutta la città devono protestare con il Governo e chiedere conto alla maggioranza dell'istituzione della ZES a Porto Marghera. Il Consiglio Comunale non può accettare questa presa in giro. I cittadini devono sapere la verità. L'attuale governo non farà mai la ZES a Porto Marghera, così perderemo anche questo treno, visto che il termine ultimo previsto dall'Europa per poter istituire una Zona Economica Speciale scade alla fine del 2019.

Il governo gialloverde ha mostrato il suo vero volto già due settimane fa bocciando il mio ordine del giorno alla Camera. Rispondendo in tal modo con chiarezza alla richiesta di istituire la ZES nel Comune di Venezia.

I lavoratori e le imprese devono sapere che la responsabilità è anzitutto della Lega, che a parole, con dichiarazione roboanti, finge di sostenere la ZES per poi smentirsi con i fatti in Parlamento.
Del resto l'emendamento presentato dal Carroccio alla Camera, ma mai discusso, è stato solo una finzione, uno specchietto per le allodole, per illudere imprese e lavoratori.
Il Decreto Crescita, diventato legge, non comprende infatti alcuna misura in questo senso, anche se la maggioranza gialloverde pensa di essersela cavata con l'approvazione di un ordine del giorno, presentato sempre dalla Lega, vuoto, generico e annacquato, che non comporta alcun impegno concreto per il governo.

Venezia non può essere continuamente penalizzata.

porto marghera
In Commissione Antimafia si è svolta l'audizione dei colleghi giornalisti sotto scorta con Sandro Ruotolo, Federica Angeli, Paolo Borrometi, Michele Albanese, Paolo Berizzi, e con la partecipazione della Federazione Nazionale della Stampa, con Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso.
Ringrazio questi giornalisti che sono costretti a vivere da reclusi, rinunciando a pezzi di libertà personale, lavorando in condizioni sempre più difficili, per difendere la libertà di informazione nel nostro Paese. E sottoposti anche alla minaccia che venga revocata loro la scorta. Come se fosse un privilegio e non un sacrificio.

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Giornalisti che lottano e si impegnano anche per le nuove generazioni.
Con Maurizio Dianese ho avuto l'occasione di confrontarmi con i ragazzi del "Giardino della Legalità" nella casa confiscata dell’ex boss Felice Maniero a Campolongo Maggiore, per discutere di Antimafia a Nordest.
Oggi il vecchio quartier generale del boss mafioso, che fino a metà degli anni Novanta comandava un esercito di 400 persone, ma ne lavoravano per lui più di mille, è diventato uno dei simboli dell’Antimafia. È un bel segnale vederlo popolato di ragazzi che portano avanti i valori della legalità e della democrazia, e che dicono un secco NO a tutte le mafie.
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