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NEWSLETTER del 11/11/2019

Carissime/i
La chiusura delle indagini sull'inchiesta relativa alla presenza della criminalità organizzata, in particolare della Camorra, a Eraclea, conferma non solo il radicamento dei Casalesi, che operavano attraverso intimidazioni, estorsione, usura, ricettazione, minacce e riciclaggio di denaro, ma è anche la dimostrazione dei sospetti emersi da denunce, esposti e inchieste giornalistiche dell'estensione dell'influenza del boss Donadio nel litorale del Veneto Orientale, in particolare a Caorle.
Il PM Terzo parla di reati di vario genere e “principalmente […] per procurare ad altri voti in occasioni di competizioni elettorali al fine di ottenere relazioni privilegiate con amministratori pubblici e utilità indebite condizionando in tal modo le elezioni del Sindaco di Eraclea del 2006 e del 2016 nonché quella relativa all'elezione del sindaco di Caorle del 2016”. Dall'inchiesta emerge con chiarezza il condizionamento dei casalesi sulle elezioni amministrative di Eraclea e Caorle.

Per questo, il 17 e 18 luglio quando ho promosso la missione della Commissione Antimafia in Veneto, ho chiesto di aprire un focus anche sul caso Caorle, attraverso audizioni mirate, che avevano confermato quanto ora emerso a conclusione delle indagini.
Ora non è più rinviabile un rapporto della DDA di Trieste, competente sul territorio di Caorle, per far piena luce su quanto avevo già denunciato pubblicamente ovvero l'ombra della criminalità organizzata sulle elezioni di Caorle, attraverso i legami tra Donadio e Claudio Casella, ex Carabiniere dei ROS, già al centro dell'inchiesta Aemilia, che avrebbero favorito l'elezione del sindaco Luciano Striuli.

È necessario fare chiarezza su tutte le imputazioni emerse dall'inchiesta, in particolare sull'intreccio tra Mafia, Politica e Affari. Un elemento fondamentale tanto più ora alla luce del fatto che giovedì scorso ha concluso i suoi lavori anche la Commissione d'accesso voluta dal Prefetto, che ora avrà 45 giorni di tempo per decidere se proporre lo scioglimento per mafia del Comune di Eraclea, che sarebbe un fatto davvero inquietante per la nostra Regione, in quanto si tratterebbe del primo Comune del Veneto sciolto a causa di infiltrazioni criminali.

>> Rassegna Stampa
>> Servizio del TGR Veneto
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Sempre in relazione alla presenza dei Casalesi ad Eraclea, ho presentato un'interrogazione al Ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, per chiedere di fare piena luce su quanto emerso dall'inchiesta, in particolare sull'approvazione del piano del Livenzuola, cioè la costruzione di un edificio di 11 piani con area commerciale e un villaggio turistico che prevede 52 appartamenti. Da articoli di stampa si apprende infatti che il Piano sarebbe sarebbe stato adottato due giorni dopo l'arresto del Sindaco Mestre. I commissari straordinari avrebbero inoltre accertato la continuità temporale dei condizionamenti camorristici, in quanto il piano venne approvato addirittura dall'amministrazione precedente a quella di Mirco Mestre.

Ciò che è più preoccupante è che sembra che i Casalesi, con imprese legate al boss Luciano Donadio, continuerebbero a lavorare ad Eraclea, nonostante l'inchiesta che nel febbraio scorso ha portato a 47 arresti tra cui il Sindaco Mirco Mestre.

Ora è necessario intensificare i controlli in un territorio che negli ultimi vent’anni ha visto il radicamento delle organizzazioni malavitose, senza un adeguato contrasto da parte delle forze dell’ordine, almeno fino al blitz di febbraio scorso. L'inchiesta della DDA sul litorale veneziano è l'ennesima prova che nel Veneto le mafie non si manifestano in modo violento, ma sono radicate nella società e hanno trovato terreno fertile anzitutto in quell'area grigia fatta di professionisti, consulenti, imprenditori. Bisogna lavorare per costruire gli anticorpi alla mafia. Nel sud Italia c'è una resistenza antimafia che ha connotazioni molto chiare, mentre al nord non ci sono ancora anticorpi sufficienti per arginare la criminalità organizzata che, come dimostrato dalle ultime indagini, è sempre più forte nella società.

>> Interrogazione al Ministro dell'Interno
>> Rassegna stampa
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Lo scandalo che coinvolge Fincantieri, la più grande industria di Porto Marghera, è davvero inquietante. L'inchiesta mette in luce un sistema di corruzione consolidato e di sfruttamento dei lavoratori che non è possibile consentire tanto più all'interno di un'industria pubblica. Per questo ho presentato un'interrogazione ai Ministri dell'Interno e delle Infrastrutture per chiedere che facciano piena luce sulla vicenda.

Secondo quanto emerge dall'inchiesta della Magistratura i lavoratori delle ditte d'appalto erano sottoposti a vere e proprie pratiche di caporalato. Un fenomeno del resto più volte denunciato. In primo luogo dal sindacato, soprattutto dalla FIOM-CGIL, ma è emerso anche da inchieste giornalistiche oltre che da esposti presentati alla Procura. L'inchiesta evidenzia un sistema di sfruttamento sistematico ai danni dei lavoratori, usato da Fincantieri per abbassare il costo del lavoro.
Fincantieri è un'azienda italiana, controllata al 70% dallo Stato, e deve lavorare nel segno della trasparenza e della legalità. Per tale motivo va avviato subito un confronto tra Governo, azienda, sindacati e tutti i soggetti interessati, per ripristinare al più presto procedure e pratiche nel rispetto delle leggi e della Costituzione.

Le indagini, che hanno portato a iscrivere nel registro degli indagati, oltre ai titolari di molte società subappaltatrici, anche 12 dirigenti di Fincantieri, compreso il direttore dello stabilimento di Marghera, hanno dimostrato come le aziende appaltatrici coinvolte avrebbero pagato diverse tangenti, sia con somme di denaro, spesso con “paghe” mensili, sia con regali come computer e orologi, ai dirigenti Fincantieri per aumentare le commesse oppure il numero di ore (e conseguentemente anche il guadagno) rispetto a quelle pattuite per terminare un lavoro.

Inoltre è emerso come i lavoratori venissero retribuiti con pochi euro l'ora, senza ferie, permessi per malattia, utilizzando il metodo della cosiddetta “paga globale”, ovvero certificando in busta paga il compenso previsto dal Contratto Nazionale, ma corrispondendo al lavoratore un importo inferiore, aggiungendo alla busta paga voci fittizie. In alcuni casi le aziende si facevano addirittura restituire i soldi in contanti dai lavoratori. I quali, per la maggior parte stranieri, erano costretti ad accettare queste condizioni per preservare il posto di lavoro per il permesso di soggiorno. Il sindacato da tempo è impegnato ad introdurre norme utili all'emancipazione dei diritti dei lavoratori quali la clausola sociale, il controllo degli orari lavorativi, il diritto all'assemblea e il godimento dei servizi comuni, visto che gli operai delle ditte d'appalto a Marghera sono costretti a cambiarsi e a mangiare all'esterno della fabbrica, in mezzo ai binari.

>> Interrogazione ai Ministri dell'Interno e delle Infrastrutture
>> Rassegna Stampa
FINCANTIERI
Beni Comuni. Un incontro molto partecipato sul nuovo Regolamento approvato dal Consiglio Comunale il 27 giugno scorso su mia iniziativa, dopo un lungo iter durato tre anni. Insieme a me sono intervenuti Raul Pantaleo (Coordinatore del gruppo di lavoro G124 di Renzo Piano, progetto Marghera), Nicola Pavan (Architetto, co-fondatore dello Studio 120grammi) e Nicola Ianuale (Gruppo di Lavoro via Piave).
Molto interesse sia tra le associazioni che tra i cittadini, per uno strumento prezioso per concretizzare politiche di rigenerazione urbana mettendo in relazione i cittadini con l’amministrazione.
Ora il Regolamento deve essere adeguatamente valorizzato e promosso, l'amministrazione deve farlo conoscere e agevolarne l’applicazione, anzitutto aprendo l'Ufficio previsto. Sono oltre 200 i Comuni italiani che hanno approvato il Regolamento e nei casi più virtuosi, come ad esempio nel Comune di Bologna, i cittadini coinvolti nei progetti sono oltre diecimila.

Sono molti i cittadini, le associazioni, i gruppi informali disponibili a forme di cittadinanza attiva, e il Regolamento è lo strumento giusto per portare avanti questi progetti, poiché permette di avviare politiche di rigenerazione urbana che consentono di rivitalizzare e riqualificare spazi pubblici partendo dal basso, ovvero coinvolgendo e responsabilizzando gli abitanti dei quartieri che in questo modo si prendono cura della città. Inizia così un'attività concreta di recupero di spazi abbandonati e in degrado a partire dalle periferie, azioni di cittadinanza attiva che generano anche maggior sicurezza.

>> Video dell'incontro
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La manovra è arrivata in Senato e nel frattempo è scoppiata la grana dell’ILVA. Finora si è parlato solo di microtasse alcune vere, altre addirittura inventate da un confronto politico sempre improntato sulla propaganda e mai sul merito delle questioni.

Si sta perdendo di vista quanto fatto dal governo, nato in una settimana in piena estate, che ha compiuto un mezzo miracolo, togliendo una maxitassa. Ovvero disinnescando l'aumento dell'IVA per 23 miliardi, che Salvini e il precedente governo ci hanno lasciato in eredità. L'Italia, come si ricorderà, era completamente allo sbando, in completo isolamento sul piano europeo e internazionale, lo spread schizzato alle stelle, con il vicepremier che teneva in ostaggio il Paese dal Papeete in costume da bagno.

Per la prima volta 15 milioni di lavoratori si troveranno lo stipendio aumentato, grazie alla riduzione del cuneo fiscale, ovvero alla diminuzione delle tasse in busta paga, con un aumento medio di 500 euro all'anno.

Inoltre, si mantiene il regime forfettario per le partite IVA fino A 65.000 euro con aliquota al 15%, e sono previste diverse misure per combattere l'evasione fiscale. Nella manovra sono contenuti inoltre investimenti di 55 miliardi di euro in due anni per il rilancio dell'economia, in particolare per l'economia verde, incentivando la riconversione tecnologica in chiave “green”.

Sarà una manovra che sostiene il lavoro, gli investimenti e il welfare, prevedendo asili nido gratuiti per i redditi bassi, e un contributo di 400 auro a famiglia per pagare le rette, nonché il finanziamento di un piano per la costruzione di nuovi asili. Sono stati trovati inoltre 2 miliardi per rifinanziare il Fondo Sanitario Nazionale, cosa che non avveniva da anni, ed è prevista inoltre l'abolizione del cosiddetto Superticket da 19 euro.
manovra-economica
Il disimpegno a Taranto di ArcelorMittal dall’ILVA rappresenta un atto inaccettabile, un ricatto al quale il governo non può sottostare. Gli indiani si sono impegnati a rilevare l’acciaieria più grande d’Europa a fronte di un piano industriale con un forte investimento di risanamento ambientale e rilancio delle attività. In realtà in un anno non è stato fatto pressoché nulla. Ora il colosso indiano dell’acciaio pone delle condizioni inaccettabili per restare: 5.000 esuberi e una diminuzione drastica della produzione. Di fatto ha annunciato di voler andarsene, riconsegnando le chiavi dello stabilimento che da’ da mangiare a 15 mila famiglie di Taranto.

Quella dello scudo penale, ovvero la mancanza di una norma in base alla quale a fronte dell’intervento di risanamento dell’area non si può venire perseguiti penalmente, com’è apparso chiaro fin dall’inizio, è solo un pretesto per lasciare la fabbrica, dove averla spremuta e assicurandosi una fetta di mercato.

ILVA, i suoi operai, non potranno essere lasciati soli. Sarà compito del governo garantire un piano industriale credibile per far ripartire l’acciaieria che rappresenta l’1,4 % del PIL nazionale.
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100 tavoli del PD di Venezia: davvero una bella iniziativa, molto partecipata. Tante persone, molte idee e soprattutto tanto entusiasmo. La Politica è partecipazione e si fa tra la gente. Ora avanti tutta verso le elezioni comunali 2020.
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