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Carissima/o,


In questi giorni il nostro pensiero non può che andare alle vittime del disastro di Genova, alle loro vite spezzate e al dolore delle famiglie. Sono momenti che scuotono un intero paese, e il nostro ringraziamento deve anzitutto andare alla Protezione Civile, ai Vigili del fuoco e a tutti i soccorritori, che anche in questa occasione sono intervenuti con competenza e dedizione straordinarie.

Davvero sembra incredibile che persino in un momento come questo ci possa essere spazio per la speculazione politica, per la ricerca di consenso e la mistificazione della realtà. Come avrai letto dalla stampa, la prima risposta del governo davanti alla tragedia non è stata un provvedimento per il sostegno all’economia ligure, ma l’annuncio della revoca della concessione ad Autostrade, prima di qualunque indagine da parte della magistratura. Giustamente si è parlato, di “colpo di teatro” irresponsabile, di sciacallaggio politico: sulla pelle di chi pretende giustizia, ma anche a discapito di tutti i genovesi e dell’intero popolo italiano. Perché è giusto pretendere che Autostrade faccia fronte alle sue responsabilità, mentre la revoca annunciata dal governo avrebbe come solo risultato un costo di miliardi per i contribuenti, in virtù delle condizioni contrattuali in atto con la società, e automaticamente sgraverebbe Autostrade dagli impegni che essa ha dovuto assumersi in quanto concessionaria. Con il risultato di far perdere all’Italia decine di opere pubbliche fondamentali, tra cui c’è anche un’opera strategica per la Liguria come la Gronda.

Improvvisazione, cinismo, attacchi sguaiati e completamente fuori bersaglio. Non stupisce che quest’azione di sciacallaggio del governo gialloverde abbia creato sconcerto a livello internazionale: in Europa (paradossalmente incolpata del disastro) ma anche nella stampa internazionale. È naturale che provochi sconcerto un governo che mostra di avere, come unica preoccupazione, quella di ripetere le formule trite della sua propaganda.
Bisogna fermare questo clima di linciaggio e di barbarie che ha preso di mira in particolare Matteo Renzi, Graziano Delrio e Maria Elena Boschi, colpevoli di aver fatto il loro dovere di ministri, quand’erano al Governo, portando avanti i provvedimenti utili alla risoluzione dei problemi di Genova.
Bene ha ha fatto oggi il segretario Martina ad andare a Genova, non solo per portare solidarietà alla città ma per chiedere se le opere già finanziate saranno realizzate, o se il governo intende bloccarle. Dobbiamo pretendere dal governo di dimostrare con i fatti di voler aiutare una città già duramente provata come Genova.


Il saluto all’amico Cesare De Michelis

In questo momento così difficile per l’Italia, diventa ancora più triste registrare la perdita di un amico che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento e una lezione di serietà, rigore e passione intellettuale. Come certo sai, giovedì scorso è mancato Cesare De Michelis, una delle personalità culturali più ricche e interessanti del nostro Paese negli ultimi cinquant'anni: editore, letterato, professore, politico.
Dal 2015 tra i vari impegni aveva assunto la carica di presidente della Fondazione Gianni Pellicani. Fin dall’inizio, nel 2007, ne aveva accompagnato con attenzione i lavori, per i sentimenti di stima e amicizia che conservava nei confronti di mio padre oltre che per la curiosità di partecipare attivamente al progetto innovativo per la città che la Fondazione continua ad esprimere.
In questi anni ho avuto la fortuna di trovare in lui un amico e un importante stimolo intellettuale. In Fondazione ha sempre rappresentato un supporto e un punto di riferimento, in particolare per i giovani ricercatori che via via hanno collaborato ai nostri progetti.
Martedì, nelle esequie svoltesi nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, la città si è stretta intorno al suo ricordo, manifestando l’auspicio, ben delineato da Massimo Cacciari nell’orazione funebre, che Venezia sappia proseguire il suo cammino memore della sua lezione.
Mi auguro che sia così. A lui dedicheremo il prossimo Festival della Politica, che si terrà a Mestre dal 5 al 9 settembre. Sarà una prima occasione per ricordare la sua figura, ma l’approfondimento della figura e dell’eredità intellettuale di Cesare è un lavoro importante che Venezia dovrà fare nei prossimi anni, e il mio impegno sarà quello di porre la Fondazione Pellicani in prima fila in questo sforzo.


La difesa del Bando Periferie

Nei giorni scorsi, Renzo Piano ha gettato una bella provocazione nel dibattito pubblico: lanciare un “Periferia Pride” per costringere il governo giallo-verde a fare marcia indietro sui tagli al Bando Periferie.
Ha fatto bene. Il PD darà battaglia in settembre alla Camera, ma se la maggioranza non cambierà idea, dovremo dire addio al maxi piano di riqualificazione delle periferie in 120 città italiane, messo a punto dai governi di centrosinistra. Stiamo parlando di oltre 2 miliardi di interventi di cui 72 previsti nella sola Città Metropolitana di Venezia. Solo nel Comune di Venezia significa bloccare il completamento della Cittadella della Giustizia, la realizzazione della nuova stazione di Porto Marghera e la riqualificazione dell’ex Casinò del Lido.
Il PD veneziano aveva indicato al Comune altre priorità, a partire dall’emergenza casa, ma sarebbe comunque un errore imperdonabile fermare il bando per le periferie. Il PD già pensava al Piano 2019, puntando a finanziare il trasloco delle 80 famiglie della Gazzera, prigioniere dei passaggi a livello. Ma ora tutto rischia di svanire.
Il merito di aver riproposto l’attenzione sulle periferie è stato di Renzo Piano, che ha lanciato nel 2014 un grande piano di “rammendo” delle periferie, una formidabile intuizione, dimostrando sensibilità sociale, ma soprattutto cogliendo la necessità di rispondere alle esigenze delle fasce più deboli dei cittadini.
Ho avuto l’opportunità di collaborare con Renzo Piano, Raul Pantaleo, Maurizio Milan e tutto il gruppo di lavoro G124 - che prende il nome dal numero della stanza assegnatagli al Senato e trasformata in studio (vedi foto). Un lavoro capillare. Piccoli interventi, leggeri. Tante “perle”, come le chiama Renzo, per rivitalizzare spazi pubblici e privati in degrado. Per riportare la vita, in luoghi bui delle periferie italiane. Il G124 è intervenuto a Catania, Milano, Roma, Torino e Venezia.
A Marghera abbiamo lavorato assieme per un anno, con i professionisti e i giovani borsisti del Gruppo G124. Un’esperienza unica. Sarebbe bello poterla raccontare anche al governo, per far capire che sarebbe davvero un grave errore spegnere la luce sulle periferie dove vive la stragrande maggioranza delle persone.
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Un caro saluto,
Nicola Pellicani

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