21/01/2017 –

Brugnaro dà il benservito al direttore generale del Casinò Eros Ganzina.
Non c’è pace per la Casa da Gioco. Si riparte nuovamente da zero per affrontare una crisi che sembra non avere fine.
Ganzina, chiamato appena otto mesi fa per salvare l’azienda, sta trattando l’uscita da Ca’ Vendramin. Nella migliore delle tradizioni del Casinò di Venezia i cosiddetti manager se ne vanno senza gloria ma con il portafoglio pieno. È sempre successo così negli ultimi vent’anni e si continua con l’unica differenza che in tempi di crisi la buonuscita di Ganzina sarà meno dorata di quella dei suoi predecessori, ma comunque di tutto rispetto. Il suo contratto scade il 31 dicembre del 2017 e con ogni probabilità andrà a finire che porterà a casa l’intero compenso di circa 70 mila euro netti. Paghiamo l’ennesima scelta scellerata del sindaco. Era evidente fin dall’inizio che Ganzina, con alle spalle un curriculum più da giocatore di poker che da manager, non fosse quel “golden boy” descritto da Brugnaro. Dopo la fallimentare gestione dei cinque anni dell’amministrazione precedente, dobbiamo quindi aggiungere la perdita di un altro anno e mezzo. Dov’è signor sindaco il piano industriale per il rilancio del Casinò?
Sembra passato un secolo dagli anni d’oro in cui la Casa da Gioco trasferiva al Comune oltre 100 milioni di euro. L’azienda è ferma da anni e non ci sono segnali di ripartenza, gli incassi languono e il sindaco padre-padrone non pare avere alcuna idea. Intanto il tempo passa. Il 31 marzo scade il Cda. Che farà il sindaco? Azzererà tutto per fare cosa? “Sul Casinò ho sbagliato”, ha ammesso non più tardi di un mese fa. Manderà a casa anche presidente e consiglieri per affidarsi a un amministratore unico? Ha individuato un altro Ganzina?
Il Casinò è fermo e rischia di restare incagliato. E anche la tanto evocata rivoluzione delle partecipate è sempre di là da venire. La realtà è che l’unica azienda che aveva bisogno di essere rifondata è proprio il Casinò, ma non è stato fatto nulla. Per le altre partecipate la giunta si è limitata lo scorso anno a tagliare le spese, confermando l’architettura delle aziende e i manager scelti dal centrosinistra.
È da mesi che vado dicendo con mozioni e interventi in Consiglio comunale che non è più rinviabile la predisposizione di un piano industriale a medio-lungo termine che preveda necessariamente la realizzazione di una nuova sede della Casa da Gioco, in linea con gli standard internazionali, dotato di una struttura di alto livello, capace di soddisfare la clientela più esigente.