09/12/2018 –

È necessario fare massima chiarezza sul caso della discarica Cosmo. L’inchiesta ha messo in luce ipotesi di reati gravissimi che devono avere l’attenzione del Parlamento.
Il maxi sequestro di 280mila tonnellate di rifiuti pericolosi nell’area dell’impresa Cosmo a Noale e nella cava Campagnole di Paese è il frutto di una lunga indagine, durata due anni, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia, e condotta dai Carabinieri Forestali di Mestre in collaborazione con il Dipartimento Provinciale ARPAV di Venezia.
Come componente della Commissione Bicamerale Antimafia e della Commissione Ambiente della Camera non posso che esprimere grande preoccupazione per la vicenda, poiché il reato per la Cosmo è di traffico illecito di rifiuti, un’accusa molto grave, che è anche uno dei modi in cui si manifesta la mafia al Nord, accanto al riciclaggio di denaro, alle scommesse online e alle infiltrazioni negli appalti pubblici.
La prevenzione e il perseguimento di questi fenomeni sono fondamentali e vanno portati avanti attraverso controlli più serrati del ciclo dei rifiuti per evitare irregolarità e illeciti come nella vicenda della Cosmo.
È necessario vigilare con attenzione su questi fenomeni illegali, che non solo mettono a rischio il territorio e la salute dei cittadini, ma permettono alle organizzazioni criminali di gestire somme di denaro molto ingenti, che consentono loro di infiltrarsi nel sistema imprenditoriale delle realtà territoriali ed economiche più dinamiche, ad esempio il Veneto, come ha sottolineato qualche settimana fa il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho.
Per questo come primo atto ho predisposto un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente, per fare chiarezza sulla vicenda e per prevedere un tavolo tecnico con la Regione per la prevenzione degli illeciti sul ciclo dei rifiuti.

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