La salvaguardia di Venezia e della sua Laguna non è una questione locale, ma un obiettivo di preminente interesse nazionale. Sebbene i legislatori della Prima Repubblica avessero intuito l’unicità della città, la normativa attuale ha ormai mostrato tutta la sua inadeguatezza, fallendo nel garantire quella vitalità socio-economica che ne rappresenta il cuore pulsante. Oggi non è più tempo di interventi frammentari: serve una visione unitaria che affronti con urgenza nodi critici come l’esodo della popolazione, la gestione dell’overtourism e la manutenzione strutturale. Per farlo, è necessario ripartire da tre proposte fondamentali che mirano a dare a Venezia gli strumenti finanziari e legislativi indispensabili per il suo futuro:

RIFINANZIAMENTO STRUTTURALE DELLA LEGGE SPECIALE

I legislatori della Prima Repubblica con grande lungimiranza produssero una normativa che si è rivelata fondamentale nei decenni successivi per il governo della città.

La normativa è fondata su due capisaldi sanciti all’articolo 1: “La salvaguardia di Venezia e della sua Laguna sono di preminente interesse nazionale”; “La Repubblica assicura la vitalità socio-economica” della città, la Legge Speciale per Venezia ha ben presto mostrato la sua inadeguatezza e la necessità di essere attualizzata. Ora c’è l’urgenza di rifinanziare la legge con 150 milioni l’anno per un decennio, da destinare alla salvaguardia fisica della città e della sua laguna. finanziamenti che vanno ad aggiungersi alle risorse per la manutenzione del sistema Mose.

DOSSIER VENEZIA

Per raggiungere gli obiettivi della legge speciale non ancora conseguiti dopo 50 anni è necessario riflettere sugli insuccessi ed individuare un nuovo percorso legislativo, fortemente innovativo.

Ciò comporta affrontare i problemi della città: dalla salvaguardia fisica e ambientale della città, alla gestione dell’overtourism, per non parlare dell’esodo, dell’emergenza casa e del futuro del porto e dell’area industriale di Marghera, ovvero dell’economia urbana veneziana.

VENEZIA COME ROMA CAPITALE

Il fallimento degli obiettivi della legge era già chiaro 30 anni fa. La Legge Speciale per Venezia ha ben presto mostrato la sua inadeguatezza e la necessità di essere attualizzata.

Il mancato raggiungimento degli obiettivi per cui era nata, emerse già nel 1992, nella conclusione dei lavori della commissione conoscitiva sui problemi di Venezia promossa in Parlamento. Trent’anni dopo alle stesse conclusioni giunse l’analoga commissione d’indagine promossa, su mia iniziativa, a Montecitorio nella scorsa legislatura (2018/2022).

Roma, già dal 2001, gode di una “protezione” di rango costituzionale (Titolo V, art. 114). Fino ad allora le “specialità” di Roma e Venezia avevano viaggiato parallelamente, entrambe come “problemi di preminente interesse nazionale”. Nell’estate 2025 il governo ha approvato un disegno di legge costituzionale assegnando a Roma poteri speciali, ovvero conferendole autonomia legislativa e risorse in 11 materie (Trasporto pubblico, Polizia locale, Urbanistica, Edilizia residenziale pubblica, Commercio, Beni culturali e ambientali, Promozione e organizzazione di attività culturali, Turismo, Artigianato, Politiche sociali e Organizzazione amministrativa). Ora la legge è all’esame del Parlamento. Per ripensare alla specialità di Venezia bisogna prendere spunto da quanto il Parlamento sta facendo per Roma, prevedendo quindi un livello di autonomia adeguato e le risorse necessarie per attuarlo.

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