Regna il caos sulla governance del sistema Mose. E’ scontro frontale tra Consorzio e Autorità, con scambi di accuse pesanti sulla gestione e sui ritardi nei lavori. Un rimpallo di contestazioni che deve far preoccupare le istituzioni cittadine e nazionali. In gioco c’è il funzionamento di un’opera strategica per la città già costata alla collettività oltre 6 miliardi ed ora è in ballo anche il posto di lavoro di decine di dipendenti tra Thetis, Comar e Consorzio. Lavoratori che non solo hanno consentito la realizzazione del Mose, ma ora garantiscono il sollevamento della paratoie giorno e notte.
La città deve sapere, deve essere informata su quanto sta succedendo. Stiamo di fronte a una partita fondamentale per Venezia che dura da quasi cinquant’anni e i cittadini non possono essere tenuti all’oscuro.
Domani si riunisce in Regione il tavolo di crisi, mi auguro sia l’occasione per una prima verifica dell’intera situazione, a partire dall’emergenza occupazionale.

Solo poche settimane fa il governo ha di fatto commissariato l’Autorità riaffidando, fino al 31 dicembre, poteri e risorse al Provveditorato.

Ora il presidente dell’Autorità, non spende una parola sui posti di lavoro a rischio, ma annuncia che entro fine anno potrà contare su 60 dipendenti, che non è ancora chiaro da dove arriveranno. Ma soprattutto punta l’indice sul Consorzio, imputandogli 1200 giorni di ritardi sui cantieri e mettendo in dubbio la stessa capacità di tenuta del Consorzio. A stretto giro è giunta la replica piccata del commissario liquidatore del Consorzio, Massimo Milani, il quale ha detto che i ritardi sono dovuti alla ai continui cambi di strategia dell’Autorità e alla burocrazia. Concludendo che potrà consegnare l’opera all’Autorità solo quando questa prenderà forma concretamente, dal momento che per ora “esiste solo sulla carta”.
Serve chiarezza su tutta la linea.

Per questo ho presentato, con il gruppo del Pd, un’interrogazione al sindaco, per chiedere un confronto in Consiglio comunale con la convocazione di un’audizione urgente con tutte le parti interessate nella governance del sistema Mose. Non è possibile che il Consiglio comunale di Venezia, che negli anni, in questa vicenda, ha sempre svolto un ruolo da protagonista, adesso resti completamente escluso dal confronto.

P.S. Potrebbe essere anche l’occasione per chiedere al ministero delle infrastrutture, provveditorato alle OOPP, autorità della Laguna, Regione e Comune, assieme agli altri enti beneficiari di fondi di legge speciale, presentino il rapporto annuale su quanto realizzato e quanto speso. Un obbligo previsto dall’articolo 4, comma 4, della Legge 29 novembre 1984, n. 798.

La norma stabilisce espressamente che il Comitatone deve trasmettere al Parlamento entro il 30 settembre di ogni anno una “Relazione sullo stato di attuazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia”. L’ultimo documento é stato presentato al Parlamento nel dicembre 2013 (durante la XVII Legislatura). 

E il Comitatone non si riunisce più dal dicembre del 2020.

L’INTERROGAZIONE

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