Gli eventi meteorologici estremi non rappresentano più un’emergenza bensì la normalità. Le ondate di calore, la siccità, le alluvioni improvvise e gli altri fenomeni legati ai cambiamenti climatici sono ormai una realtà quotidiana.

Questi eventi, secondo il Gruppo Pd in Consiglio comunale, che ha presentato un’interrogazione al sindaco a mia prima firma (INTERROGAZIONE), sono le prime cause della povertà energetica che colpisce le fasce più deboli e fragili della popolazione che non sono in grado sostenere i costi aggiuntivi di luce e gas, nonché di dotarsi di impianti di climatizzazione, per non parlare dei lavoratori più esposti a tali eventi climatici.

Si tratta di un nuovo fattore di iniquità sociale, che a Venezia si aggrava di ulteriori criticità, legate alla conformazione del nostro territorio.

Per rispondere a questi nuovi fenomeni occorre promuovere politiche ambientali adeguate. Parliamo di Ecowelfare, concetto di grande attualità, approfondito recentemente all’interno del progetto Ri-Pensare Venezia, che punta a mettere in relazione gli effetti derivanti dalla crisi climatica alle politiche ambientali e al benessere sociale. Questa è la sfida che abbiamo di fronte.

E’ necessaria quindi una programmazione seria: la città deve dotarsi di un Piano che comprenda azioni immediate e di lungo periodo, con l’obiettivo di mitigare gli eventi estremi, a cominciare dalle ondate di calore che stiamo vivendo in questi giorni.

Significa costruire una rete capillare di rifugi climatici; una piattaforma digitale e un’app a servizio della popolazione; raddoppiare il patrimonio arboreo della città; agire sulla decementificazione e depaving; e un servizio di trasporto pubblico gratuito dedicato.

Per far ciò l’amministrazione deve costruire un Piano comunale strutturale, con un team di lavoro permanente, che metta assieme competenze e uffici diversi con lo scopo di sviluppare politiche di Ecowelfare in un’ottica unitaria, in quanto gli effetti meteorologici determinati dai cambiamenti climatici rappresentano un fenomeno che non è più pensabile ignorare.

In tal senso, la campagna “Ocio che Caldo” promossa dal Comune è invece del tutto inadeguata in quanto riflette ancora una volta una logica puramente emergenziale.

E’ necessario invece organizzare e realizzare una rete capillare di rifugi climatici sia a Mestre sia nella città storica, mettendo a disposizione dei cittadini edifici dotati di impianti di climatizzazione e punti di assistenza per la popolazione vulnerabile che non siano limitati ai soli musei. E di conseguenza coinvolgere associazioni locali e portinerie di quartiere, per coordinare l’accessibilità e la gestione di tali rifugi, garantendo presidi attivi e riconoscibili dalla popolazione soprattutto durante eventi climatici estremi.

Tali luoghi vanno messi in rete attraverso un servizio di trasporto pubblico gratuito riservati in particolare alle fasce più deboli della popolazione, con collegamenti specifici dedicati ai rifugi climatici e alle principali aree verdi del territorio comunale.

Serve inoltre un programma di piantumazione intensiva per aumentare il verde pubblico con l’obiettivo di raddoppiare il patrimonio arboreo in città entro 10 anni passando dai circa 500 mila alberi di oggi ad 1 milione. Ovvero piantumare 50mila alberi all’anno.

Il verde nelle città è fondamentale per abbassare la temperatura in aree urbane densamente popolate. Sotto questo profilo è fondamentale programmare interventi di decementificazione e depaving, sostituendo superfici di asfalto e cemento con aree verdi. In tal senso un esempio virtuoso viene dalla città di Genova che ha inserito interventi di decementificazione e depaving nel Piano Urbanistico Comunale.

Creando inoltre una piattaforma digitale e un’app dedicata sarà possibile informare in tempo reale i cittadini più fragili sulla disponibilità di rifugi climatici, promuovendo al tempo stesso campagne informative dedicate a sensibilizzare sull’importanza della prevenzione climatica.

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