Venezia è una delle capitali mondiali della cultura, ma negli ultimi anni ha perso prestigio e rappresentanza internazionale. E’ inoltre mancata drammaticamente una regia capace di coordinare le grandi istituzioni cittadine e di valorizzare il suo immenso patrimonio monumentale. La frammentazione tra gli enti, lo sbilanciamento dell’esibizione a discapito della produzione e la crescente distanza dai cittadini rendono oggi indispensabile un cambio di rotta politico. Non si tratta solo di gestire eventi, ma di rimettere la cultura al centro della vita quotidiana e dell’economia urbana. Per raggiungere questo obiettivo sono necessari alcuni interventi strutturali per trasformare Venezia da semplice vetrina espositiva a vero laboratorio di produzione culturale e di partecipazione.

RIPRISTINARE L’ASSESSORATO ALLA CULTURA

Per rimettere la Cultura al centro è anzitutto urgente l’istituzione dell’Assessorato alla Cultura. Venezia è una delle capitali mondiali della cultura: per la sua unicità, il suo patrimonio monumentale e per le grandi istituzioni culturali che ospita, nonché per la larga offerta espositiva trainata dalla Biennale. Nell’ultimo decennio è mancata drammaticamente una regia generale e il coordinamento tra le tante istituzioni della cultura. Ma l’assessore alla cultura non dovrà solo superare la forte frammentazione tra le varie istituzioni culturali, bensì lavorare anche per colmare lo sbilanciamento tra l’attività espositiva e la produzione culturale.

INVESTIRE SULLA PRODUZIONE CULTURALE

La produzione culturale può diventare una nuova economia per la città, soprattutto per i giovani. C’è una grande domanda di attività legate alla produzione culturale ma mancano completamente gli spazi dove svilupparla. Un polo per la produzione culturale può nascere a Porto Marghera realizzando un polo della filiera audiovisiva e cinematografica dove cultura e lavoro si incontrino. Inoltre la “nuova Porto Marghera” contestualmente può ospitare spazi riservati per laboratori, allestimenti di scena, per le grandi istituzioni come Biennale, Fenice, Università. Fondamentali saranno anche l’Arsenale e Forte Marghera, due aree strategiche per incrementare lo sviluppo di attività legate alla cultura.

CULTURA SENZA BARRIERE

Accanto alle espressioni culturali che derivano dalle grandi istituzioni cittadine va valorizzata la cultura che parte “dal basso”, che non ha minore potenziale espressivo. È una cultura che si produce autonomamente, spesso con mezzi limitati ma grande inventiva, nei quartieri, nei laboratori, negli spazi indipendenti. Per questo si propone uno stanziamento di 1,5 milioni di euro annui per un programma di co-programmazione culturale basato su call pubbliche e tavoli territoriali, capace di coinvolgere almeno 100 realtà cittadine e 30.000 partecipanti l’anno.

La società è sempre più multietnica, serve perciò un un focus più deciso sulle comunità di più recente immigrazione e sulle fasce dei più giovani che rappresentano un ponte fra le culture di provenienza e la cultura locale. Non è più rinviabile aprire la produzione culturale ad altri linguaggi e a culture diverse. Il programma prevede anche l’apertura di almeno un luogo fisico pubblico, riattivando spazi oggi chiusi per creare spazi liberi di aggregazione e sperimentazione dedicati alle comunità giovanili.

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